domenica 12 febbraio 2012

Mistica della sofferenza


foto di M. Frassinetti

Che cos’è la salute? WHO offre una definizione descrittiva: «La salute è lo stato di perfetto benessere fisico, mentale e sociale, e non la semplice assenza di qualche malattia». Ma questa è una definizione impossibile, perché è irrealizzabile in questa vita! Chi può raggiungere quel stato perfetto? C’è qualcuno di noi cha non ha dei problemi con il fisico, la crisi che fa girare la testa o magari si potrebbe trovare qualcuno che non ha dei problemi con i suoi amici, i suoi collaboratori del lavoro o i suoi vicini di casa?
Girando i miei appunti della lezione, ho notato due approcci per definire il significato della salute. Scusatemi che non mi ricordo più la citazione, ma se qualcuno le sappia, mi dica, per favore, così potrei completare questi appunti.
Bene, il primo è approccio strutturale. Questo approccio definisce stare bene in salute in tre livelli (la salute fisica, psichica e spirituale) con i tre verbi (funzionare bene il corpo, sentirsi bene ed essere bene). Mi riferirei al terzo livello e al terzo verbo: la salute spirituale e l’essere bene, visto che non è tanto difficile comprendere i primi due. A questo livello e stato, la persona vede se stessa in contesto più ampio e crea il suo progetto di vita. Le cose che succedono nella vita viene verticalizzato e la persona si trascende oltre la sua condizione di salute. Così entra la logica: la vita è più che la salute o la malattia.
L’idea simile è stata portata dalla spiritualità di san Ignazio di Loyola: «che non desidera più la salute che la malattia, bensì è aperta ad ogni possibilità, se in essa riconosce la volontà di Dio». È uno spirito di indifferenza, perché ciò che conta è Dio.
Di conseguenza, possiamo verificare lo stato di salute dei mistici e la sua profonda relazione con il Signore. Sinceramente, quasi vorrei dire che molti mistici non erano fisicamente sani, ma si sentivano bene, perché avevano questa visione più ampia della loro esistenza. Ecco perché le esperienze mistiche non vengono mai studiate a parte e in se stesse, ma sempre nel contesto più ampio della persona concreta e della sua spiritualità.
Il secondo approccio sottolinea la volontà: «siamo responsabili della nostra salute». Esso vede la salute come una conquista. Nel caso dei mistici di sofferenze, queste persone riflettono un atteggiamento negativo o almeno di noncuranza verso la salute. Questa non è il valore supremo nella loro vita spirituale. Possiamo notare l’ascesi esagerata di alcuni mistici, le sante anoressiche o il tubercolosi nato a causa della mancanza di riscaldamento nella loro epoca. Si sentivano bene perché capivano che l’amore di Cristo li protegge. «Chi può separarci dall’amore di Cristo?» (Rm 8,35-37). L’intensità dell’amore di Cristo sublime la loro esistenza terrena e in questo modo, si sentirebbe bene, nonostante la salute fosse malandata.
Come possiamo collegare questa mistica di sofferenza con le pagine bibliche che parla dei lebbrosi (cf. Lev 13,1-2.44-46 e Mc 1,40-45)? Come si integra la sofferenza, la malattia ossia la croce da sopportare nella vita spirituale o nel nostro pellegrinaggio verso la città eterna?
Beato Giovanni Paolo II nel ricordo del 50° del suo sacerdozio, scrivendo il libro dono e mistero, ha sottolineato che «nei piani di Dio nulla è casuale» (cf. p. 44). Ciò significa che non esiste l’esperienza «per caso» nella nostra storia. Ogni incontro con le persone e ogni evento hanno il suo significato per la nostra vita. Così vale anche l’esperienza negativa che comprende, la salute malandata, la sofferenza, la fatica ed i vari problemi che non finiscono mai. Magari ci accorgeremo dopo il suo significato!
L’esperienza di quel lebbroso, che ha chiesto la guarigione a Gesù, ci offre uno schema delle tappe di cammino spirituale nella sofferenza. Il lebbroso riconosce e prende di coscienza la sua sofferenza poi afferma il primato dell’amore incondizionato di Dio. Infatti, lo sguardo compassionevole di Gesù gli dia una speranza e alla fine ridona la guarigione.
La sfida per noi è l’apertura alle opzioni della volontà di Dio. San Giovanni della croce nel suo libro «la salita al monte carmelo» sottolinea un atteggiamento indifferente di fronte ai doni di Dio. «Sia che svegliamo sia che dormiamo, apparteniamo al Signore» (1Tes 5,9-10). È difficile però accettare una lebbra nella nostra pelle, una trauma nella nostra storia, una crisi esistenziale nella nostra vita. Accettarle significa accogliere con un cuore sincero, lottando interiormente per trovare la grazia di Dio che opera in essa. Senza il crocefisso, non c’è la resurrezione. Questa notte spirituale si culmina quando l’uomo malato e riconosce la sua malattia, si arrende all’Amore: «Mio Gesù, se vuoi, puoi guarirmi».
Così l’atteggiamento del mistico della sofferenza nei confronti della malattia si può sintetizzare così: «il mistico non sopporta, ma porta la malattia, identificandosi con il Crocefisso». La differenza sta nella positività dell’atteggiamento.  La malattia suscita nuove domande e nuove sfide, la spiritualità mistica della sofferenza, invece, dà nuovo senso alla malattia.
Alla fine, il lebbroso ha vissuto l’esperienza della misericordia di Dio ed è impossibile tenere la bocca chiusa, perché l’Amore è troppo grande da contenere nel cuore dell’uomo. È proprio qui si trova l’invito nascosto all’inizio della seconda lettura di 1Cor 10,31-11,1 «Fratelli, sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio». Per chi soffre, la vostra sofferenza potrebbe diventare un mezzo privilegiato per un apostolato come l’esempio di oggi come Concetta Bertolli e Chiara Luce Badano. I mistici della sofferenza trova senso per la sua malattia nella volontà di Dio. 

alfonsus widhi sx
bintaro, 12-02-2012

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