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mercoledì 11 settembre 2013

Animazione vocazionale

Questa è una esperienza molto semplice, che fa parte del cammino vocazionale. Sì.. i nostri ragazzi che fanno parte del "Come and See Club" (CSC) hanno passato tre giorni e due notti in tre seminari e tre conventi delle suore. CSC è un gruppo vocazionale nella nostra parrocchia San Matteo a Bintaro.
All'inizio del cammino eravamo circa ottantina di persone. Poi questo gruppo si allarga fino al trecento circa.
Gli animatori della Parr. San Matteo, I seminaristi
e il Rettore del Seminari Fermentum - Bandung
Il programma di questo mese è la convivenza in modo tale che le ragazze ed i ragazzi del gruppo possano conoscere la vita quotidiana dei seminaristi o delle suore.
C'erano 75 ragazzi che hanno fatto questa esperienza. Le varie esperienza sono molto belle. Alcuni ragazzi che hanno passato la vita nel seminario maggiore sentono come se fosse la loro casa. Le ragazze che hanno vissuto questi tre giorni di convivenza raccontano la vicinanza a questa vocazione. ci sono alcuni però hanno capito che la vita da suore o da prete non è facile. Allora si ritirano...
Negli altri giorni vi racconterò le loro esperienze. Però, adesso vorrei scrivere a voi ciò che sto vivendo con questo gruppo da quasi un anno.
Innanzitutto mi sento come la donna che sta per partorire... Sì, questo gruppo è nato a partire da una realtà in cui tantissimi ragazzi non scelgono la vita religiosa o sacerdotale perchè non conoscono, non ci sono le persone che introducono questo stile di vita come una scelta da scegliere. Tantissimi ragazzi non ci pensano come un modo di vita, ma soltanto una grazia per alcuni. Mah.. non è possibile!!! Parlando con i vari insegnanti, I genitori, I colleghi dell'animazione missionaria... allora pensiamo di creare un gruppo per introdurre questo stile di vita ai ragazzi di elementare, medie e superiore.
Il cielo ci aiuta. Ho visto la loro gioia quando avevano la possibilità per conoscere meglio questo stile di vita. Ho sentito l'entusiamo nei loro volti. Ho ascoltato le loro domande... quando ci andiamo!!! Ho toccata con le mani anche la difficoltà da parte dei loro genitori per lasciare questi ragazzi per partire... Addirittura, alcuni di loro non hanno il corraggio di vedere che il loro figlio parte... Ma qui, credo che il Signore non lascia da soli I nostril genitori. Credo che l'adorzione eucaristica che facciamo ogni primo giovedì del mese grida nel silenzio... quella voce che esce dal cuore di Gesù, penetra il nostro cuore. Credo che non è una decisione facile per I genitori che devono lasciare I loro figli vanno nel seminario per diventare sacerdoti, o le loro figlie vanno nel convent per diventare le suore. Credo anche che Gesù visita le loro case... prende la sedia vuota nella loro famiglia.
 
P. Alfonsus widhi, sx
Paroki St. Matius Penginjil Bintaro
Jakarta

venerdì 7 settembre 2012

Tolak Korupsi - No alla corruzione

Entra il discorso della corruzione negli esercizi spirituali? beh.. direi di sì, dipende da come impostiamo il significato che glielo diamo. Prendere sul serio questo tema quando si tratta di parlare della libertà e degli impegni per avvicinarsi al Signore attraverso la preghiera personale per tutto il giorno .. per tutte le quattro settimane. magari è una cosa difficile quando si deve pensare. Però, quando si fa con il cuore sincero per poter conoscere la volontà di Dio, allora quei quattro settimane andranno in fretta a finire.
La corruzione durante gli esercizi spirituali possono succedere quando e come vogliamo, togliendo gli obblighi e le regole che stanno dietro gli esercizi. Il discorso più preciso riguarda il cuore. Dove sta il tuo cuore? Il filmato che viene di seguito parla della corruzione al livello più generale che succede nella nostra quotidianità... non giudichiamo, ma vediamo noi stessi come il soggetto degli esercizi. Siamo pronti per andare a disparte insieme con il Signore SOLTANTO? Siamo disposti a stare insieme con lui nella preghiera, nel digiuno e nella risurrezione?
Vi auguro tutti buona giornata!
Che questi giorni di preparazione siano davvero i momenti più belli della vostra vita.
alfonso sx


mercoledì 21 marzo 2012

domenica 12 febbraio 2012

Mistica della sofferenza


foto di M. Frassinetti

Che cos’è la salute? WHO offre una definizione descrittiva: «La salute è lo stato di perfetto benessere fisico, mentale e sociale, e non la semplice assenza di qualche malattia». Ma questa è una definizione impossibile, perché è irrealizzabile in questa vita! Chi può raggiungere quel stato perfetto? C’è qualcuno di noi cha non ha dei problemi con il fisico, la crisi che fa girare la testa o magari si potrebbe trovare qualcuno che non ha dei problemi con i suoi amici, i suoi collaboratori del lavoro o i suoi vicini di casa?
Girando i miei appunti della lezione, ho notato due approcci per definire il significato della salute. Scusatemi che non mi ricordo più la citazione, ma se qualcuno le sappia, mi dica, per favore, così potrei completare questi appunti.
Bene, il primo è approccio strutturale. Questo approccio definisce stare bene in salute in tre livelli (la salute fisica, psichica e spirituale) con i tre verbi (funzionare bene il corpo, sentirsi bene ed essere bene). Mi riferirei al terzo livello e al terzo verbo: la salute spirituale e l’essere bene, visto che non è tanto difficile comprendere i primi due. A questo livello e stato, la persona vede se stessa in contesto più ampio e crea il suo progetto di vita. Le cose che succedono nella vita viene verticalizzato e la persona si trascende oltre la sua condizione di salute. Così entra la logica: la vita è più che la salute o la malattia.
L’idea simile è stata portata dalla spiritualità di san Ignazio di Loyola: «che non desidera più la salute che la malattia, bensì è aperta ad ogni possibilità, se in essa riconosce la volontà di Dio». È uno spirito di indifferenza, perché ciò che conta è Dio.
Di conseguenza, possiamo verificare lo stato di salute dei mistici e la sua profonda relazione con il Signore. Sinceramente, quasi vorrei dire che molti mistici non erano fisicamente sani, ma si sentivano bene, perché avevano questa visione più ampia della loro esistenza. Ecco perché le esperienze mistiche non vengono mai studiate a parte e in se stesse, ma sempre nel contesto più ampio della persona concreta e della sua spiritualità.
Il secondo approccio sottolinea la volontà: «siamo responsabili della nostra salute». Esso vede la salute come una conquista. Nel caso dei mistici di sofferenze, queste persone riflettono un atteggiamento negativo o almeno di noncuranza verso la salute. Questa non è il valore supremo nella loro vita spirituale. Possiamo notare l’ascesi esagerata di alcuni mistici, le sante anoressiche o il tubercolosi nato a causa della mancanza di riscaldamento nella loro epoca. Si sentivano bene perché capivano che l’amore di Cristo li protegge. «Chi può separarci dall’amore di Cristo?» (Rm 8,35-37). L’intensità dell’amore di Cristo sublime la loro esistenza terrena e in questo modo, si sentirebbe bene, nonostante la salute fosse malandata.
Come possiamo collegare questa mistica di sofferenza con le pagine bibliche che parla dei lebbrosi (cf. Lev 13,1-2.44-46 e Mc 1,40-45)? Come si integra la sofferenza, la malattia ossia la croce da sopportare nella vita spirituale o nel nostro pellegrinaggio verso la città eterna?
Beato Giovanni Paolo II nel ricordo del 50° del suo sacerdozio, scrivendo il libro dono e mistero, ha sottolineato che «nei piani di Dio nulla è casuale» (cf. p. 44). Ciò significa che non esiste l’esperienza «per caso» nella nostra storia. Ogni incontro con le persone e ogni evento hanno il suo significato per la nostra vita. Così vale anche l’esperienza negativa che comprende, la salute malandata, la sofferenza, la fatica ed i vari problemi che non finiscono mai. Magari ci accorgeremo dopo il suo significato!
L’esperienza di quel lebbroso, che ha chiesto la guarigione a Gesù, ci offre uno schema delle tappe di cammino spirituale nella sofferenza. Il lebbroso riconosce e prende di coscienza la sua sofferenza poi afferma il primato dell’amore incondizionato di Dio. Infatti, lo sguardo compassionevole di Gesù gli dia una speranza e alla fine ridona la guarigione.
La sfida per noi è l’apertura alle opzioni della volontà di Dio. San Giovanni della croce nel suo libro «la salita al monte carmelo» sottolinea un atteggiamento indifferente di fronte ai doni di Dio. «Sia che svegliamo sia che dormiamo, apparteniamo al Signore» (1Tes 5,9-10). È difficile però accettare una lebbra nella nostra pelle, una trauma nella nostra storia, una crisi esistenziale nella nostra vita. Accettarle significa accogliere con un cuore sincero, lottando interiormente per trovare la grazia di Dio che opera in essa. Senza il crocefisso, non c’è la resurrezione. Questa notte spirituale si culmina quando l’uomo malato e riconosce la sua malattia, si arrende all’Amore: «Mio Gesù, se vuoi, puoi guarirmi».
Così l’atteggiamento del mistico della sofferenza nei confronti della malattia si può sintetizzare così: «il mistico non sopporta, ma porta la malattia, identificandosi con il Crocefisso». La differenza sta nella positività dell’atteggiamento.  La malattia suscita nuove domande e nuove sfide, la spiritualità mistica della sofferenza, invece, dà nuovo senso alla malattia.
Alla fine, il lebbroso ha vissuto l’esperienza della misericordia di Dio ed è impossibile tenere la bocca chiusa, perché l’Amore è troppo grande da contenere nel cuore dell’uomo. È proprio qui si trova l’invito nascosto all’inizio della seconda lettura di 1Cor 10,31-11,1 «Fratelli, sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio». Per chi soffre, la vostra sofferenza potrebbe diventare un mezzo privilegiato per un apostolato come l’esempio di oggi come Concetta Bertolli e Chiara Luce Badano. I mistici della sofferenza trova senso per la sua malattia nella volontà di Dio. 

alfonsus widhi sx
bintaro, 12-02-2012

mercoledì 28 dicembre 2011

La vita nuova che nasce deve affrontare la cultura della morte


La messa di natale in una piccola comunita' cristiana
Con queste parole vorrei riassumere la mia esperienza in questi giorni di natale a casa. É stata il primo natale trascorso in famiglia dopo circa tredici anni vissuti nelle varie case di formazione dei missionari e nelle varie comunità. Rivivere le esperienze giorno dopo giorno e ore dopo ore, incontrare di nuovo le persone conosciute e i bei momenti del passato, mi fa venire tanta nostalgia. Ho incontrato alcune persone care in buona salute, mentre le altre sono già ridotte o state assunte dal Padre eterno. Ci sono tre sacerdoti diocesani giovani che fanno il ministero in questa parrocchia, in cui due di loro sono impegnati per la parrocchia, mentre l’altro é il responsabile delle scuole cattoliche. Tranne loro, in questi giorni sono arrivati un altro diocesano che é uno dei formatori nel seminario minore diocesano. Egli é venuto a posto per dare una mano in questi giorni natalizi. Un’altra novità viene da un missionario dei lazzaristi che é venuto per le vacanze nella sua famiglia. Già ... Posso dire che siamo un bel gruppo dei giovani sacerdoti e abbiamo anche dei sogni per poter testimoniare la vita di quel bambino che é nato nella fragilità nostra per salvarci, a partire dai vari contesti che stiamo vivendo.

Nonostante le paure che ci insidiassero nei giorni precedenti, grazie a Dio che siamo riusciti a celebrare bene le messe di natale. In questa parrocchia, le esperienze in questi giorni mi hanno dimostrato una grande serietà dei cristiani in questo luogo per celebrare la loro fede vissuta. C’è una grande voglia per impegnarsi nella fede nella vita quotidiana.

La presenza delle forze d’ordine e dei mussulmani che in un modo o altro hanno contributo l’andamento delle celebrazioni e delle feste natalizie sottolineano l’accoglienza e il rispetto alla diversità. L’Indonesia é il paese più grande del mondo in cui la maggioranza dei suoi abitanti sono musulmani. Questo non toglie le diversità etniche, culturale e religiose che sono presenti. Anzi, considerando come tante persone di varie culture e religioni hanno contribuito per sostenere questi giorni di festa natalizia, direi che la pace regni davvero nei loro cuori. Vi auguro che questa pace non sia contaminata e non sia manipolata da qualche gruppo che vuol espandere i suoi affari personali egoisti.

La seconda riflessione riguarda soprattutto la cultura della morte che sta crescendo sistematicamente a casa mia, l’Indonesia. Ho scritto la cultura della morte proprio perché, guardando le notizie di telegiornale e incontrando le persone, ho scoperto la perdita della speranza a tappe. Se mi permettessi, scriverei qui alcuni dati:
1. Le varie aziende (nazionali ed internazionali), senza dire il nome perché dalle notizie non ho sentito nominate, hanno comprato la terra della popolazione locale senza rispettare la giustizia. A volte, é successa la vicenda in modo violento: il prezzo ingiusto, i canali per denunciare l’ingiustizia sono stati chiusi e l’esperienza triste é che sono stati  cacciati dalla loro casa senza aver i soldi in mano!
2. In un altra isola, gli abitanti si sono messi insieme a combattere contro queste aziende. Di conseguenza, la forza d’ordine le ha messe in guardia e ha ferito la gente che protesta. Non so di preciso quanti sono le vittime, feriti o morti. Nonostante tutto, la gente continua a difendersi, perché la terra è la loro vita! L’apertura delle miniere significa distruggere l’ambiente, guadagnare il denaro per un breve tempo e la morte della generazione futura.
3. Un missionario che é appena tornato da Borneo mi ha raccontato in che modo la popolazione locale sta perdendo pian-piano la loro terra, la loro foresta, il loro futuro la loro speranza e la nostra vita! Ci sono due metodi che mi ha raccontato. In modo sistematico, per primo, é stato progettato una piantagione di palma d’olio. Questo albero distrugge l’ambiente! Questo assorbe centinaia litri d’acqua, la terra diventa arida, crea l’infertilità della terra, le altre piante non possono essere coltivate insieme e le radici non possono essere distrutti per decina d’anni (così mi dicono e così l’ho visto). Inoltre, c’é un progetto per mantenere l’ozono, comprando i carboni delle foreste.

L’obiettivo é bello, cioè per diminuire il riscaldamento globale (così si spera che diminuisca i vari disastri climatici!). Gli strumenti per attuare questo, però, sono devastanti. Sono stati scelti le foreste tradizionali, sotto la guardia delle tribù che hanno già custodito le loro foreste. Sanno quali alberi da tagliare e quali sono da mantenere, quali animali da cacciare e quali da lasciar vivere, in che modo si custodisce una foresta e in che modo si distrugge ecc.

Questa scelta è sconveniente per la vita di quelle tribù tradizionali. Non hanno più accesso per entrare nelle loro foreste o addirittura, sono sradicate dalla loro terra perché sono cacciate dalla loro casa abitata da generazione in generazione dei secoli. Perché non sono scelte le altre foreste o quelle produttive e non custodite dalle tribù tradizionali? Perché quelle foreste sono già vendute per la piantagione di palma d’olio? Poi quando finisce la fertilità della terra, queste aziende possono ancora svuotare i minerali preziosi nascosti sotto terra, saccheggiando milioni dollari? E dopo aver finita tutta la sua bellezza … ???

Mi fermo a queste tre esperienze soltanto per non perdere il filo di questa riflessione. Considerando la presenze delle altre, mi fanno venire brividi, sopratutto in questo natale. Possiamo consolare ancora l’Israele nuova che sta perdendo i loro figli sotto i suoi occhi? Quanta lacrime, quanta sudore, quanta fatica hanno speso per difendere un pezzetto della loro terra. Hanno bisogno soltanto la loro terra per vivere e per celebrare gli eventi fonti della loro vita. Non riescono più piangere perché hanno perso tutto! Non sanno a chi deve rivolgersi, tranne a quel bambino ch’é appena nato.
La cena per tutta la comunita' e' quasi pronta!
A me mi fa brividi questo: essendo missionario, sacerdote e blogger cattolico, cosa posso fare? I missionari si impegna soltanto per annunciare la buona novella a quelli che non conoscono il Vangelo, solo nella Chiesa? I sacerdoti non possono impegnarsi per difendere questa ingiustizia nella politica del vangelo? I blogger cattolici sono impegnati ancora nel convincere altri utenti della rete per testimoniare la loro fede, anche in questo mondo digitale?
Se la risposta di tutte queste domande fossero positiva, saremmo fritti, perché la vita nuova che nasce, deve affrontare la cultura della morte.

alfonsus widhi, rembang
la festa dei santi martiri innocenti, 28 dicembre 2011

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